Social Dilemma: il docufilm Netflix che non ti dice tutto

Social Dilemma nasce come docufilm di Netflix ma possiamo serenamente dire che forse è il modo meno nascosto di parlare alle masse di individui di qualcosa che noi che operiamo nel settore Comunicazione già conosciamo da tempo: il capitalismo dell’attenzione di cui Netflix stesso ne è portavoce: quante volte hai perso serate intere alla ricerca di un film sulla piattaforma?

Ma andiamo per gradi Social Dilemma parte con delle testimonianze di addetti ai lavori che spiegano che i grandi player tecnologici stanno puntando all’attenzione degli individui per manovrare usi, consumi e comportamenti anche se questi sembra proprio che stiano facendo di tutto per offrire un luogo sicuro in cui stare. Il mood lugubre e spaventoso dovrebbe portare le persone meno avvezze all’utilizzo dei mezzi di comunicazione tecnologica ad avere paura, chiudersi e non connettersi con strumenti in grado, se utilizzati bene, di aprire la mente e infondere conoscenza.

I mezzi di comunicazione tradizionali come stampa, radio e tv dalla loro nascita ad oggi hanno avuto il medesimo obiettivo: convogliare e gestire i comportamenti di massa. I mezzi di comunicazione digitale, avendo a disposizione i dati degli utenti, sembrano davvero esser nati per alterare coscienze e svuotare memorie attraverso l’utilizzo dell’Artificial Intelligence. Ma qual è la verità?

Social Dilemma: memoria digitale, biologica e privacy

In “Il futuro della memoria” di Derrick De Kerchkove, si descrive l’evoluzione della memoria sin dai tempi della scrittura, l’importanza della arti oratorie e di come veniva tramandata la conoscenza nelle epoche pre moderne. De Kechkhove si interroga sulle conseguenze di questa evoluzione e dell’emigrazione delle informazioni dalla memoria biologica a quella tecnologica: sostiene che la rete conserva tutto, ma noi siamo disabituati a ricordare. La Datacrazia presuppone quindi un’assenza di memoria? La nostra memoria biologica è delocalizzata nei nostri smartphone o nei nostri computer che ormai tocchiamo infinite volte al giorno oppure ci permette di estendere il nostro Io in rete e quindi non può definirsi limite ma infinita opportunità?

Ho scritto anche di memoria diversi anni fa, parlando di una cosa realmente accaduta in un’estate di qualche anno fa a mio padre. La memoria biologica è ciò di che più importante abbiamo, grazie ad essa ricordiamo persone, luoghi, fatti, emozioni e attraverso il nostro vissuto conservato costruiamo il nostro essere. La memoria virtuale, se così vogliamo chiamarla, ci viene in aiuto per allocare ciò che possiamo lontano dal nostro corpo perché non fondamentale come ciò che conserviamo dentro. Sono convinta che ciò a cui stiamo assistendo sia una rivoluzione senza precedenti, l’ho scritto anche nelle conclusioni di Facebook Marketing Pro, che ormai compie 3 anni a marzo prossimo. Questa rivoluzione è irreversibile, si dovrebbe solo procedere con l’educazione al Digitale per sfruttare al meglio le potenzialità della Rete, tutelare ogni individuo a non rimanerne vittima.

 

Economia dell’attenzione e big data

Professori emeriti alla Harvard Business School, responsabili Facebook o Google o di altri grandi player, parlano della vendita di certezza alle aziende che all’investimento in rete possa seguire una sicura via verso il successo a patto di fare grandi previsioni attraverso i dati e algoritmi predittivi. Mi chiedo da una vita se l’advertising mirato sia pro utente o meno e da anni mi rispondo che sono felice di visionare messaggi pubblicitari che mi interessano differentemente da ciò che i mezzi di comunicazione tradizionali ci hanno proposto e continuano a proporci. Perché? Perché davanti alla Tv o sfogliando un magazine posso aver bisogno di una dentiera, di pappe per bambini, di un trattore, sono un utente indistinto e passivo che fruisce di messaggi unidirezionali a pioggia top/down. Con gli strumenti digitali posso essere me stessa con interessi, comportamenti e modalità di fruizione. Attivo una comunicazione bidirezionale con le aziende che sono disponibili a darmi informazioni circa il prodotto che sto cercando. Se ho bisogno di un prodotto lo cerco in rete e sono felice quando quel prodotto poi mi viene proposto da aziende che stanno investendo per parlare proprio con chi come me cerca informazioni su quel prodotto che vendono. Anzi dirò di più, spesse volte, faccio ricerca online di un prodotto nella speranza che un’adv mirata con promo dedicata mi investa. L’utilizzo pro attivo della Rete permette anche questo. Per tutto il resto non serve Internet per prelevare dati, basta avere uno smartphone in mano, utilizzare l’home banking, avere una casella di posta o usare il sito dell’Inps ad esempio.

In Social Dilemma si parla di capitalismo della sorveglianza che già di per sé riporta la mente alla detenzione e quindi a una minaccia anziché un’opportunità, quindi mi chiedo perché questo docufilm mi voglia mettere paura? Perché non spiegare con termini meno lugubri qualcosa che ormai ci coinvolge da anni e che in modo meno spaventoso viene definito: economia dell’attenzione in “Scansatevi dalla luce: liberà e resistenza ne digitale” di James Williams, ex Strategist di Google. L’economia dell’attenzione si poggia sull’interesse dei grandi player di posizionarsi non più in mercati penetrabili ma nella mente delle persone con prodotti o valori più o meno condivisi. Si passa quindi da un’era delle informazioni a un’era dell’attenzione, dove il design della distrazione è ciò a cui mirano le aziende per accappararsi  la considerazione da parte degli utenti. La nuova sfida per le persone è proprio il mantenimento dell’autocontrollo grazie alla conoscenza corretta degli strumenti e dei comportamenti online oltre ciò il testo rende una soluzione etica e di spessore: il Giuramento del Designer.

Capisci perché Social Dilemma non mi ha stupito? Studio i fenomeni sociologici e di comunicazione da quasi 20 anni, che solo a dirlo mi vengono i brividi, ho scritto libri, ho ascoltato le lezioni dei migliori sociologi, psicologi sociali, antropologi, respiro la Comunicazione come Scienza in tutto ciò che vivo e Social Dilemma non può stupirmi, mi spiace per Jeff Orlowski. Forse stupisce e intimorisce le masse e di questo me ne dispiaccio.

Social Dilemma e l’Autoritarismo Digitale

L’impressione avuta, visti il tone of voice drammatico e spaventato degli narratori principali è che si volesse tendere a preannuciare qualcosa che poi potrebbe passare come una salvaguardia apparente degli utenti e che invece potrebbe determinare lo stato di censura a cui ormai alcune potenze auspicano per mantenere le folle controllate e sorvegliate attraverso un’esaltazione dello paura verso ciò che non si conosce. Lo stato di censura è già attivo in territori come quello cinese dove la video sorveglianza con un database enorme di dati biometrici assieme un mix di strumenti tecnologici, regolazioni legislative, e interventi politici mantiene la popolazione entro i limiti della dittatura. Questo clima di terrore comunicato di Social Dilemma mi sembra solo l’anticamera dell’individuazione della pericolosità ipotetica degli strumenti tecnologici liberamente utilizzati dagli utenti e la risoluzione della stessa attraverso lo sfruttamento malevolo degli strumenti.

Credo da sempre, ma questa non è una verità di chissà che valore ma il mio umile pensiero, che gli strumenti sono strumenti, è l’utilizzo che se ne fa che determina se questi possano essere utili o meno, benevoli o dannosi, funzionali o non, distrattivi o meno.  Occorre educazione al digitale e alla comunità intensa come rete neurale.

Leggendo Marc Augè nel suo “Comunità” rifletto sul fatto che siamo passati da una comunità rurale a quella virtuale, abbandonando diverse certezze che il piccolo centro dava ai nostri antenati e frammentando spazio e relazioni. Parafrasando Cesare Pavese “Un paese ci vuole, non fosse per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo che quando non ci sei resta ad aspettarti“, non ti sembra la metafora della Rete? A me si, occorre andare anche altrove per sviluppare il pensiero critico e tutelare nella totalità la propria persona, quando dico altrove penso ai libri, alla musica, al cinema, al museo, tra la gente, nella natura e ovunque dove si possa mettere in relazione ciò che respiriamo online con ciò che viviamo offline.

 

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Monia Taglienti
Post by Monia Taglienti

Nasco con le parole nella testa e continuo con le parole tra le mani. La Laurea in Comunicazione è stata solo il punto di avvio di un amore destinato a non finire mai. Social Media Manager, Web Content Writer, Social Media Strategist e Social Media Food Marketer.

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