Lo Storytelling che racconta la Brand Identity

Nell’epoca moderna è facile incontrare il processo di acquisto che si snoda intorno a quello che Augè nel 1992 definisce “non lieu”, il non luogo.

Secondo l’antropologo francese, i non luoghi sono tutti quegli spazi, che non hanno identità, completamente slegati dal contesto sociale in cui sorgono e in cui l’individuo perde un po’ del suo essere, per mescolarsi alla vita degli altri che abitano i non luoghi.

Nella frenesia attuale, i non luoghi per eccellenza, sono rappresentati dai centri commerciali, dove l’esperienza d’acquisto si svolge a tutto campo e dove il rapporto con i marchi si fa più diretto e consapevole.

Storytelling

La messa in scena degli spazi

L’allestimento delle merci segue un vero e proprio percorso organizzato per tematiche, per emotività suscitata e per spettacolarità come:

Gli oggetti sono sempre più trattati come fossero opere d’arte capaci di un potere evocativo, quasi discorsivo che narra una storia: la storia del Brand che rappresentano.

Ti è mai capitato di dialogare con una marca? Pensare che un prodotto stesse proprio lì per te? Ecco questo è quello che intendo!

La marca, in definitiva, è immateriale, vive del logo, dello status che conferisce, del sentiment che scuote, dell’advertising, del package e degli store. Si capisce bene come la questione Brand sia prettamente semiotica e figurativa visuale per intenderci. Il nuovo scenario della comunicazione di marca è stato stravolto da ciò che l’utente intende come fondamentale, non più l’utilità del prodotto ma ciò che questo riesce a trasmettere a comunicare, a evocare la netta contrapposizione tra le tecniche di vendita del passato e quelle moderne si poggia proprio sul sentimento che il Brand mette nel dialogare con i propri fruitori i punti vendita sono costruiti, quindi, con la ferma volontà di vendere non solo prodotti, ma idee.

Apple Store, Third Street Promenade Santa Monica, USA

Apple Store, Third Street Promenade Santa Monica, USA

L’idea di Apple per i suoi punti vendita, ad esempio, è quella di conferire il massimo continuum con l’essenzialità dei suoi prodotti, l’alto design, l’importante sostegno tecnico dato dal personale di vendita e l’interconnessione con il mondo circostante, quasi come se non ci fossero barriere ed ostacoli frapposti lungo il loro operato, una divisione che esiste, che viene considerata e che chi può varca, senza alcun problema.

Il Visual Merchandising che crea la Brand Identity

Il punto vendita così costruito ad immagine dell’azienda si descrive in due processi:

  1. La disposizione delle merci
  2. La disposizione delle attrezzature

Oggi il visual merchandising oltre il tatto, l’olfatto e l’udito si poggia su ciò che la marca è riuscita a raccontare con altri strumenti e altri canali non propri del brand stesso: lo Storytelling.

Lo Storytelling narra ciò che la marca è a livello concettuale, filosofico e morale induce ad entrare nelle corde della produzione e capirne la sostanza e l’anima. Emoziona e accomuna gli individui che finalmente non si sentono soli e sconfortati davanti al processo d’acquisto.

Storytelling

Nike Store Photo credit: naoyafujii via VisualHunt.com / CC BY-NC

Come sostiene Valentina Tanzillo, Visual Social Media Specialist di Studio Samocomunica per regalare un’esperienza alle persone, non per generare traffico“. Il Brand, in completo stravolgimento a quelli che sono gli elementi fondanti del marketing tradizionale si fa sostenitore del processo d’acquisto, quasi consulente di un’esperienza che lo riguarda in prima istanza.

I racconti di Mercedes Benz

Nel 1997, io avevo 16 anni e Mercedes lanciava la sua prima automobile compatta, la Classe A; si adopera da allora a seguire un registro comunicativo diverso, meno elaborato e più diretto. Questo nuovo modo di dialogare si compone di diversi strumenti, primo tra tutti lo storytelling video a metà tra cortometraggi e spot; Mercedes Benz ha saputo trasmettere valori contemporanei tipici dei marchi più giovani.

In un contesto che vede il brand al centro dei processi comunicativi, Mercedes Benz ha saputo farsi da parte e rendere protagonista i suoi appassionati; in un’ottica di completo social assistant la marca si è fatta mamma e ha saputo ascoltare i bisogno dei propri figli.

L’ascolto è giunto anche attraverso i Mercedes Benz Spot, punti vendita monomarca dedicati alla trasmissione dei valori aziendali sotto forma di prodotti. Il mercandising proposto accompagna l’utente nella vita di tutti i giorni con il settore valigeria, pelletteria, abbigliamento, calzature e oggettistica di vario genere; il Brand non si presuppone solo di trasmettere i propri standard qualitativi in fatto di automotive, ma offre un mood, un approccio di vita e una continuità con l’eleganza delle automobili proposte.

Oltre l’offline curato con i suoi Spot, online Mercedes Benz ci tiene molto a curare tutta quella parte emotivo-psicologica che i suoi utenti difficilmente tendono a tralasciare e lo fa con uno storytelling che abbraccia le forme più contemporanee della comunicazione, come questo video che racconta la capacità dei sensori Mercedes di evitare incidenti e incita i bimbi a non rompere i propri giocattoli e a prendersi cura di loro.

Conclusioni

Oggi è difficile trovare qualcuno che non vuole raccontarsi, lo facciamo noi attraverso i canali social che abbiamo attivi, molti preferisco Facebook, altri impazziscono anche per gli altri, soprattutto Instagram che regala quell’immediatezza di uno sguardo, di un gesto che arriva dritto al cuore.

Perché non dovrebbero fare la stessa cosa le marche? Come abbiamo detto la loro essenza si è trasformata, ora vendono esperienze e non più prodotti, regalano mood e non più materialità. Come il fluttuare del pensiero, anche il brand si lascia raccontare da ciò che è figurativo e visuale.

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Monia Taglienti

Monia Taglienti

Nasco con le parole nella testa e continuo con le parole tra le mani. La Laurea in Comunicazione è stata solo il punto di avvio di un amore destinato a non finire mai. Social Media Manager, Web Content Writer, Social Media Strategist e Social Media FoodMarketer.
Monia Taglienti
Post by Monia Taglienti

Nasco con le parole nella testa e continuo con le parole tra le mani. La Laurea in Comunicazione è stata solo il punto di avvio di un amore destinato a non finire mai. Social Media Manager, Web Content Writer, Social Media Strategist e Social Media Food Marketer.

4 Responses to Lo Storytelling che racconta la Brand Identity

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  2. Christian

    Davvero molto interessante. Proprio quello che cercavo in questi giorni in cui per lavoro mi trovo a dover raccontare un brand che ha ben poca identità e comprensione delle dinamiche. 🙂 Grazie

      • Christian

        Ciao! Certo che puoi 🙂
        Parliamo di arredamento domestico, fascia alta. Il committente apprezza la potenza degli strumenti digitali ma non ne comprende le dinamiche e le necessità. E “istruirlo” è un lavoro a se stante. Per esempio… il materiale fotografico che fornisce: foto di mobili e stanze, arredate, ok, ma in altissima definizione (come se dovessero andare su una rivista o su un cartellone autostradale) ma prive di “vita” e “calore” :/
        Una fatica…

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