Stories ovunque | Quando guardare dal buco della serratura non è reato

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Avrai visto tutti gli aggiornamenti che in queste ultime settimane hanno affollato i social e tool di messaggistica istantanea. Un mare di novità che genera, nell’utente medio, confusione e a volte sconforto.

Lascia stare gli addetti ai lavori, che incuriositi dalle novità delle piattaforme, si lanciano in test vari per comprendere a pieno le features e sfruttarle al meglio nell’operatività delle strategie digitali.

Facciamo un passo indietro. La necessità di esternare le proprie emozioni e il proprio vissuto sono caratteristiche fondanti dell’epoca contemporanea, dove i bisogni lasciano il campo ai desideri e dove ci si avvia alla saturazione in gran parte dei comparti dei mercati che sfruttiamo.  All’urgenza pratica dei bisogni si sostituisce la “ricerca” del bisogno di essere soddisfatto, proprio perché il bisogno materiale è possesso e il bisogno diventa qualcosa di non tangibile che si avvicina al sogno.

Nell’epoca moderna il bisogno assume i connotati psicologici di una necessità che si fonda sull’essere visibile e identificato. Ciò che sfugge dall’umana razionalità è la capacità di individualismo che tanto avevano i nostri predecessori. Oggi la nostra giornata è scandita da Stories dei nostri amici, contatti, conoscenti e sconosciuti collegamenti lontani.

Il voyeurismo identifica il malessere di una società non più dedita al profondo ma all’obsolescenza delle azioni. Stories che diventano persone e persone che si trasformano in “Apocalittici e Integrati”, che Eco aveva già sintetizzato nel 1964, un testo fondamentale che ci spiega la cultura di massa e l’appiattimento del gusto, l’omogeneizzazione dei pubblici e delle culture.

Stories e studi sul comportamento

La psicologia del comportamento o behaviorismo definisce che il solo comportamento esterno può costituire oggetto di studio. Immaginate cosa sia possibile trarre dalle Stories che girano su Facebook, Snapchat, Instagram e Whatsapp?

Una mole di dati che definisce una società sempre più segmentata nei bisogni, ma sempre più unita nelle azioni di tutti i giorni. Una solitudine che si fa moltitudine e che spezza il silenzio individuale con il rumor dei molti.

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La necessità di comunicare si fa veloce, strettamente necessaria per ciò che si ha bisogno di dire in quel momento. Il testo è troppo lungo, ci si deve impegnare a scrivere e la fretta incalza. Le aziende lo capiscono e il marketing si sposta verso la comunicazione video, l’80% del traffico internet sarà composto da video nel 2019.

Sapete cosa significa tutto questo? Che le Stories fanno parte di un processo più ampio che ci vedrà, per ovvi motivi, farne parte. Watson, il padre fondatore del behaviorismo, definisce la psicologia come lo studio delle reazioni obiettivamente osservabili che un organismo compie in risposta a stimolazioni provenienti dall’ambiente. Nella pubblicità la risposta corretta è l’acquisto del prodotto; nei social media la risposta è l’utilizzo delle pratiche comuni che ci fanno sentire parte di un gruppo o di un branco, chiamiamolo come volete.

Le Stories sono labili, rarefatte come la società in cui viviamo, frettolose e ingannatrici del tempo della riflessioni, scompaiono dopo una durata prestabilita che ne condiziona l’approccio e che ci fa rientrare nel filone del “mordi e fuggi”il ritmo lento non va più di moda, l’overload di informazioni rallenta il processo di attenzione e le informazioni che siamo in grado di immagazzinare sono sempre minori, le Stories in questo quadro sono veloci, facili da memorizzare e inclusive.

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Sì inclusive, in un panorama di cui puoi decidere se farne parte o meno, vuoi essere parte della foto? Allora scatta! Non vuoi farne parte, scansati e lascia stare chi si mostra. La cultura del guardare dal buco della serratura è sempre esistita, oggi si è palesata e si resa autorizzata, non c’è da discuterne o giudicare. Puoi sempre evitare di guardare o essere guardato, a te la scelta.

Fammi sapere cosa ne pensi di queste nuove funzioni, scrivimi sulla Pagina Facebook del Blog o su Twitter, ci tengo!

Monia Taglienti

Monia Taglienti

Nasco con le parole nella testa e continuo con le parole tra le mani. La Laurea in Comunicazione è stata solo il punto di avvio di un amore destinato a non finire mai. Social Media Manager, Web Content Writer, Social Media Strategist e Social Media FoodMarketer.
Monia Taglienti
Monia Taglienti
Monia Taglienti

Nasco con le parole nella testa e continuo con le parole tra le mani. La Laurea in Comunicazione è stata solo il punto di avvio di un amore destinato a non finire mai. Social Media Manager, Web Content Writer, Social Media Strategist e Social Media Food Marketer.

2 Comments

  1. Flavius Florin Harabor ha detto:

    direi che questo è il miglior posto in assoluto che fa il punto della situazione in modo molto interessante…
    complimenti Monia, ottimo modo per vedere questo argomento del momento…

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