I social e la spirale del silenzio | Come manifestare la propria idea online?

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la tua idea social Facebook

I social nascono come luogo di aggregazione e confronto. Lo dico sempre e l’ho esplicitato anche sulla mia Pagina Facebook,

Manifestare la propria idea sui social è diventato un viaggio su curve a gomito tra sensi di colpa, cattiveria e offese. La libertà di esprimere la propria idea affonda sulla chiusura di molti, il confronto muore dove altri rimangono delle proprie convinzioni senza  considerare da chi arriva un appunto o la volontà di interazione.

Manifestare la propria idea online

Può non essere facile per via dell’aggressività di alcune persone che lasciano spazio a estenuanti dibattiti che portano alla luce solo offese e incomprensioni. Ma perché accade questo? Nel lontano 1947 la fondatrice dell’Istituto di Demoscopia di Allensbach, Elisabeth Noelle – Neumann, sociologa e professoressa emerita di Scienze della Comunicazione all’Università di Magonza, definì con

La Teoria della spirale del silenzio, un atteggiamento sociale che portava gli individui a stare in silenzio solo perché la loro opinione fosse contraria alla massa. Questi soggetti, disincentivati dal rendere pubblica la loro opinione, si chiudevano nel silenzio per paura di riprovazione e isolamento sociale.

Gli effetti della comunicazione social comprendono anche il silenzio? Il passo indietro su argomenti ostici solo per evitare di dover rimanere incastrati in “No, guarda intendevo questo“.

Comprendere il passaggio da una comunicazione di massa ad una comunicazione interagente è cosa abbastanza complessa, di cui parlo anche in “Ascoltare o essere ascoltati | I Social, la Rete e la Tv”

la tua idea nel social

La tua idea è diversa? Rimani in silenzio?

Non poter esprimere la propria opinione solo perché si sta dicendo qualcosa di scomodo, equivale a demonizzare ciò che non va demonizzato, equivale a mettere una mano sulla bocca dell’altro e questo non mi piace. Da sempre non mi piace chi si omologa, chi rende standard la sua vita, chi fa un percorso di simil perfezione e poi impazzisce. Amo da sempre il “diverso“, l’imperfetto, l’impegno e la riflessione.

In rete purtroppo si vede spesso un tasso di coinvolgimento folle per argomentazioni del tutto similari e un tasso di riluttanza per ciò che si dice di diverso dalla massa.

I social proprio per conformazione ricalcano la struttura del tessuto sociale, fondato da individui che interagiscono. L’interazione si determina su argomenti di interesse individuale o collettivo che spesso non sono pacifici.

Il monitor o il display del dispositivo tecnologico permettono di schermare e di azzerare i filtri che normalmente si utilizzano per parlare con gli altri, ci si rivolge all’altro senza nessuna forma di rispetto e sono diversi gli esempi in rete di soggetti sottoposti a linciaggio mediatico solo per aver assunto un comportamento non in linea con la collettività.

facebook

La spirale del silenzio come si ferma?

Col buonsenso, con l’educazione digitale, con il sostegno e non fermando le proprie idee. Molto spesso il danno maggiore che si possa fare è rimanere in silenzio pur di non cercare il confronto, pur di non farsi scudo che ciò che accade in rete, è un po’ ciò che accade, in misura minore, tutti i giorni di persona.

Con il confronto ci si può ferire o rimanere feriti ma è ciò che ci distingue da tutti gli altri essere viventi; individui socializzanti  che auspicano ad un miglioramento attraverso l’interazione.

La spirale del silenzio è una delle tante teorie che diventano realtà applicata alla comunicazione digitale, una comunicazione che ha bisogno di normative, conoscenza e approfondimenti.

L’alfabetizzazione digitale in Italia è imprescindibile, l’alfabetizzazione che considera una parte di educazione al mezzo digital, non ci si può lamentare poi che Facebook e compagnia bella abbiamo dato voce all’isterismo, alla maleducazione, al mancato tatto.

Sono solo strumenti, purtroppo i portatori di questi disagi sono sempre e solo gli individui.

 

 

 

Monia Taglienti

Monia Taglienti

Nasco con le parole nella testa e continuo con le parole tra le mani. La Laurea in Comunicazione è stata solo il punto di avvio di un amore destinato a non finire mai. Social Media Manager, Web Content Writer, Social Media Strategist e Social Media FoodMarketer.
Monia Taglienti
Monia Taglienti
Monia Taglienti
Nasco con le parole nella testa e continuo con le parole tra le mani. La Laurea in Comunicazione è stata solo il punto di avvio di un amore destinato a non finire mai. Social Media Manager, Web Content Writer, Social Media Strategist e Social Media Food Marketer.

2 Comments

  1. Riccardo Lodi ha detto:

    Uno dei problemi deriva da quel fenomeno studiato e confermato che si può definire divisioni per bande all’interno dei social. Uno dei nostri bias ci portano a voler confermare i nostri pensieri e questo fa si che sui social ci circondiamo di chi la pensa come noi e questo porta ad uno degli effetti da te descritti

    • Monia Taglienti ha detto:

      Ciao Riccardo,

      grazie prima di tutto per avermi lasciato un commento.

      Hai ragione, parte del problema è dato dal fatto che le reti sono similari all’individuo che le ha create, non per questo però si deve incorrere in comportamenti devianti come il silenzio se si pensa in maniera diametralmente opposta al gruppo.

      Spero vivamente che si faccia luce su fenomeni del genere, per quello che posso, faccio il possibile.

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